Gestione delle esposizioni deteriorate

L’Eba ha diffuso le nuove linee guida sul tema della gestione delle esposizioni deteriorate per l’avvio di una consultazione pubblica che si concluderà in data 08 giugno 2018.

L’Eba, con l’obiettivo di realizzare un mercato più sicuro, efficiente e trasparente, provvederà a completare il lavoro su tali linee guida durante il periodo estivo per poi diffonderle ufficialmente in data 1 gennaio 2019.

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Le linee guida si incentrano sullo sviluppo e l’applicazione di una strategia per la gestione delle esposizione deteriorare.

Gli istituti di credito infatti, dovranno stabilire una strategia di gestione e di riduzione entro un lasso di tempo realistico ma sufficientemente ambizioso. La strategia adottata dovrà svilupparsi sotto varie aspetti quali:
– la previsione di soluzioni legali;
– il cambio di tipo di esposizioni e collaterali;
– la riduzione degli active portfolio.

 

Consultation Paper on Guidelines on management of NPE (EBA -CP-2018- 01).

 

Risk management – Modalità di approccio al rischio

L’articolo riporta di come, secondo l’autore sia necessario portare una cultura dei controlli all’interno delle Banche.
Più regolamentazione non è necessariamente la strada migliore: le regole e le norme che definiscono una cultura «giusta» e una cultura «sbagliata» vanno oltre le capacità degli organismi di regolamentazione e vigilanza.
Ma la pressione per escogitare queste regole è destinata a crescere se le banche non dimostreranno di saper affrontare efficacemente la sfida del cambiamento culturale.
Purtroppo,finora, molte banche hanno adottato un approccio frammentario e poco convincente. Rispettare maggiormente la legge non basta. Un nuovo rapporto pubblicato dal Gruppo dei Trenta sostiene che le banche devono fare molto di più.

L’articolo prosegue dicendo che per cambiare le cose davvero bisogna andare al cuore dell’operatività quotidiana di un’istituzione finanziaria le banche devono cambiare quei sistemi di retribuzione che ricompensano un’eccessiva assunzione di rischio, devono proteggere le «gole profonde», devono assumere e formare il personale secondo adeguati principi etici e devono fare in modo che il consiglio d’amministrazione eserciti un ruolo di vigilanza più attivo.
Una cosa deve essere chiara: fissare i valori di un’organizzazione e plasmare una cultura aziendale è un lavoro lungo e faticosissimo.
Per una riforma efficace è necessario cambiare la mentalità delle persone e abituarle a regolamentarsi da sole.
Un codice scritto, che metta l’accento sui vantaggi commerciali di una condotta etica e le conseguenze negative di una condotta poco etica, si inserisce in questo sforzo e può servire a preservare e rafforzare una cultura aziendale; ma da solo non è sufficiente.
Promemoria e ripetizioni costanti sono essenziali: i dipendenti devono capire in modo istintivo che cosa si può fare e che cosa invece non bisogna mai fare.
Devono interiorizzare una cultura che attribuisce valore al rispetto rigoroso di elevati standard di comportamento.
A tale scopo, le banche dovrebbero rendere i loro valori e la loro cultura parte integrante delle decisioni in materia di assunzioni, licenziamenti e promozioni.
I valori e la condotta dei dipendenti di una banca che hanno la responsabilità dell’assunzione di rischio dovrebbero pesare peri il 50 per cento nella revisione annuale del rendimento.